EXPO 2015 #2 – La mia EXPO

Ecco i padiglioni visitati ad Expo 2015, in ordine rigorosamente sparso. Potete cominciare il percorso da qualsiasi entrata: ricordatevi che la Terra è rotonda, quindi non c’è un inizio né una fine.

slovakia1) Slovacchia – Il mondo in tasca

Lungo viaggio, colazione in autogrill: impossibile rinunciare al trdelník dolce, caldo e profumato cucinato fuori dal padiglione mentre scatto qualche foto alle gigantografie delle teste di Franz Xaver Messerschmidt. Il primo padiglione, scelto a caso, mi dà immediatamente la dimensione della ricchezza artistica e creativa che aleggerà per tutto il sito espositivo. La Slovacchia si merita il primo “wow” e capisco che il livello è, da subito, elevatissimo. Un uovo d’oro, un uccello realizzato con gli strumenti di lavoro dei contadini, un albero di flauti. Sembra la biennale d’arte.

Tenete a mente questo padiglione quando, a forza di foto, avrete il telefonino scarico: ci sono delle poltroncine accanto a un pilone dell’energia dove potrete ricaricare gli strumenti mentre riposate.

2) Russia – Crescere per il mondo. Coltivare per il futurorussia elementi

E’ praticamente impossibile resistere alla tentazione del selfie a naso in su puntando al megaspecchio che tende verso il cielo.

Fatevi mettere il timbro all’ingresso e poi pronti al viaggio: si passa attraverso una pesante tenda che sembra quella di un cinema ed eccovi due megaschermi e una musica grandiosa che accompagna la proiezione degli elementi della grande Madre Russia.

Il primo padiglione è fatto di fotografie retroilluminate di tutte le erbe spontanee che crescono in Russia: se vi avvicinate, troverete anche il nome in latino, e in ciò risiede il messaggio universale, a tutti intelligibile, che ci viene dalla storia, da una lingua che è stata veicolo di civiltà.

russiaAl centro del primo salone trovate beute, becco bunsen, alambicchi in una luce chimica, reazioni in corso: ci stiamo avvicinando al grande Dmitrij Ivanovič Mendeleev. Sarà perché me lo chiese il commissario esterno all’esame di terza media, ma io il papà della tavola degli elementi me lo ricordo e lo rispetto.

Al piano superiore un omaggio artistico alle donne: le ragazze nel campo di Kazimir Malevich echeggiano tra le opere esposte, omaggio a una immensa potenzialità rurale, che si candida a essere granaio del mondo.

USA3) Stati Uniti – American Food 2.0: Uniti per Nutrire il Pianeta

Vi diranno che il padiglione USA è deludente. E’ perché non hanno sintonizzato la modalità ricettiva del messaggio su un Paese che unisce la potenza alla semplicità facendole trasmettere al Presidente Obama, che vi riceve appena salite le scale, comunicandovi la prontezza dell’America nell’accettare la sfida per la sicurezza alimentare in tutto il mondo.

Siete entrati in un granaio, dove una bella hostess si avvicina e vi fa notare l’orto verticale: 42 tipi di ortaggi ricoprono su pannelli in movimento la superficie esterna del padiglione. Hanno portato i semi dagli Stati Uniti, mi spiega, li hanno coltivati in uno spazio apposito a 20 km da Milano, poi li hanno posizionati in verticale: li raccolgono ogni giorno, li cambiano ogni 30.

Ecco: a questo punto è chiaro che senza ascoltare le guide a disposizione non si può capire il senso di tutti gli stand. Concedete il vostro tempo a chi si è lungamente preparato per questo padiglione che coniuga trasparenza, colture e modernità.

Il percorso video al piano terra è rapido, semplice, per tutti: vi prende poco tempo, piacerà anche ai piccoli. Gli americani sanno che il tempo di tutti è prezioso: quindi sono rapidi e immediati nella sintesi.

Poi non perdete l’occasione di passare allo spazio dedicato alla Food Truck Nation: hanno la lobster roll a 16 euro. Aragosta, dico. Se è troppo, concedetevi almeno un brownie.

Schermata 2015-06-02 alle 17.48.494) Cluster Zone aride – Eritrea, Gibuti, Giordania, Liberia, Mali, Mauritania, Palestina, Senegal, Somalia.

Cluster in cui è immediata la percezione delle capacità e possibilità ridotte di investimento.

Si lotta contro la desertificazione: in Giordania la sabbia diventa arte che riempie bottigliette di vetro, creando forme e paesaggi di incredibile precisione.

La Palestina offre l’olio e un panorama su tutte le tre grandi religioni che possono convivere: i simboli sono raffigurati da ulivi intagliati che hanno le radici nella stessa, identica, terra.

In Senegal si possono acquistare i prodotti della Sooretul: una startup di Dakar che vende prodotti tradizionali sfruttando le potenzialità del web.

L’Eritrea mostra un aratro a buoi attuale: rispetto al trattore dell’area della New Holland Agricolture è timido, ma ha la resistenza data dall’apprezzamento di anche una sola goccia d’acqua.

C’è lavoro da fare, anche nei padiglioni: questi Paesi vogliono esserci, partecipare, mettendoci volontà e saggia tenacia.

5) Cluster Isole mare e cibo – Caricom (Barbados, Belize, Dominica, Grenada, Guyana, Saint Vincent e Grenadine, Saint Lucia, Suriname), Comore, Corea del Nord, Guinea Bissau, Madagascar, Maldive

Parliamo di luoghi di una bellezza struggente: le foto non rendono del tutto giustizia a questi Paesi dalle condizioni eterogenee. Oggettistica e prodotti locali fanno da contorno a un mondo dall’alimentazione essenziale e sana.

6) Giappone – Diversità armoniosaSchermata 2015-06-02 alle 17.50.32

Mettetevi in coda e abbiate pazienza: il segreto è che si va più veloci di quanto dica il minaccioso messaggio sui minuti di coda all’ingresso. Affronterete un percorso a tappe in cui sarete guidati alla perfezione e che vi stupirà con effetti speciali prima di portarvi alla sintesi: il Giappone è tecnologia e tradizione e vi presenta il ristorante del futuro, in cui pietanze che rispettano il ciclo delle stagioni terrestri sono presentate in maniera efficiente e innovativa, conservando però la purezza dei prodotti.

Schermata 2015-06-02 alle 17.02.32Alla fine lo spettacolino cantato potrebbe far pensare a un intrattenimento da parco giochi: no, siete in Giappone e vi trovate davanti a una coppia in perfetto stile manga. Manca il karaoke, poi sarebbe perfetto.

Alla conclusione della visita trovate il ristorante oppure il fast food: deliziosa la tempura sul riso accompagnata dalla zuppa di miso. Piatto abbondante: l’opzione combo con una birra porta il conto a 25 euro. Data l’elevata qualità, la rapidità del servizio, il personale che vi spiega cosa state mangiando e la gentilezza di tutto lo staff, saranno soldi ben spesi.

uk7) Regno Unito – Coltivato in Gran Bretagna, condiviso globalmente

Sarete l’Ape Maya, vivrete l’esperienza di volare tra un prato di margherite e papaveri (sapientemente realizzato ad altezza dei vostri occhi, così vedrete cosa vede un’ape che vola rasoterra) e sarete guidati dentro un alveare.

Il padiglione inglese sceglie un tema unico e lo rende con una struttura architettonica che alla sera si illumina ed è ancora più sorprendente: le api, ecosistema organizzato e instancabile, si stanno estinguendo.

Vi sentirete per un momento Fabre, l’entomologo da cui trasse ispirazione Darwin ma che rifiutò le teorie evoluzioniste di quest’ultimo: gli inglesi mettono in campo brillantezza, estro e genio architettonico e ci catturano con un’idea unica, che riflette un mondo intero.

8) Francia – Produrre e nutrire diversamentefrancia

Una sorta di labirinto vi porta a una grotta, nella quale sono conservati i tesori alimentari di un Paese che della cultura culinaria ha saputo fare la propria bandiera. Mettetevi con il naso all’insù e aprite bene le narici: sarete accolti dal caldo profumo di un panificio con baguette appena sfornate. Continuate con il naso all’insù: la Francia, colline ondulate e morbida eleganza, vi mostra tutti i prodotti esponendoli in un percorso che esprime la ricerca di autosufficienza, nuovi modelli alimentari, quantità e qualità.

Nella bottega in fondo potrete assaggiare quel che avete visto nel percorso. Io ho ceduto ai macarons: di varie dimensioni e prezzi, io ho speso 10 euro per un cestino da 6, ma sono “quelli veri”, diffidate delle imitazioni!

Schermata 2015-06-02 alle 18.17.139) Paesi Bassi – Condividere, crescere, vivere

Alla sera, quando gli altri stand chiudono e avete voglia di festa (il clima è quello di un festival globale), fermatevi in Olanda.

Per averci vissuto e per aver passato il periodo di ricerca, studio, lavoro più felice della mia vita (non pensate alle droghe! In Olanda si vive bene anche senza!), tutto quel che è olandese a me piace a prescindere e lo trovo originale: qui si punta alla qualità della vita.

All’ingresso Troverete due mucche immerse con le zampe nell’acqua: una terra che lotta con l’acqua sa che, per poter sopravvivere, lo sforzo collettivo è la soluzione per il futuro.

Il prato, tipico della terra “piatta”, fa da base a un luna park con ruota panoramica: si passa tempo assieme, si cresce assieme, insieme si migliora la vita.

Potete bere una birra, assaggiare il formaggio gouda che viene offerto in assaggio con salsine al tartufo, piccante o dolce e portarvi a casa i mitici stroopwafel.

A me ha messo una gioiosa nostalgia dei bei tempi all’Aja e della grande festa per il compleanno arancione della regina.

giumenta10) Kazakhstan – La terra dell’opportunità

Che Astana avesse preso il volo dopo un grande slancio lo sapevo già, grazie a un amico politologo, ma che questo sia lo stand più bello in assoluto è stata proprio una sorpresa.Schermata 2015-06-02 alle 18.20.21

E’ imperdibile, nonostante la coda, anzi, nonostante gli italiani in coda, che riescono a dare il peggio di sé in maniera imbarazzante nel violare le regole dell’attesa e indispettendo i rigorosi kazaki.

Farete un viaggio nel nono Paese più grande al mondo per estensione: dalla storia al futuro, il percorso guidato si snoda fluido in un unico brivido emotivo.

Vi faranno assaggiare il latte di giumenta: acido e quasi frizzante al palato, dalle proprietà incredibilmente benefiche.

Sul filmato in 3D non vi rovino la sorpresa: vi dico solo che io mi sono commossa, per la bellezza, ricchezza e lo splendore di questo Paese.

Ricco anche il ristorante in uscita: per chi può e vuole, c’è anche il caviale del pregiatissimo storione beluga.

Viene voglia di andarci e visitare il Kazakhstan in occasione di Expo 2017, che sarà realizzato proprio ad Astana.

11) Corea del Sud – Sei ciò che mangicorea padiglione

I koreani sono potenti. E spietati: aver visto tanti loro film al Far East Film Festival mi ha preparata all’esposizione di Milano.

Subito la proiezione di un uomo pingue ai raggi x che cammina pesante (sensi di colpa alle stelle) e poi quella di un bambino che scava in terra e ci guarda, quasi a dire: hai finito tutto, sì? Non rimane nulla?

Si passa poi alla tecnologia estrema, avveniristica, che non dimentica la tradizione e le rende omaggio: lo spettacolo di luci celebra il “vaso luna”, un tradizionale vaso di ceramica che ricorda la forma della luna piena utilizzato per la conservazione degli alimenti.

La Corea insegna ad ascoltare il proprio corpo, a notare i segnali che ci manda, a rispettare i tempi, ad avere la pazienza per la necessaria fermentazione e quindi la conservazione dei cibi e del patrimonio alimentare.corea

Al termine il negozio è elegantissimo e con prezzi accessibili per i prodotti pregiati.

Potete poi scegliere tra un ristorante oppure un fast food: assaggiate quantomeno le alghe secche e bevete il drink fresco all’aloe, promosso al primo posto del mio personalissimo podio di migliore bevanda di Expo 2015.

12) Cina – Terra di speranza, cibo per la vita

cinaL’arrivo al padiglione è guidato da una breve e gradevole passeggiata in un prato di fiori color arancio, che ricorda il frumento maturo. La struttura dell’immenso palazzo è di bambù e racchiude i quattro temi scelti dalla Cina per il tema di Expo 2015: cielo, uomo, terra, armonia. Il baco da seta che fila lunghi eleganti tessuti e gli ombrellini appesi annunciano un padiglione che non dimentica la tradizione, pur approdando alla tecnologia estrema: una grande foresta di bambù con un apice di led, che, illuminati e osservati dalla terrazza del primo piano, rendono l’effetto di un’immensa coltura (di grano, di riso), che sfama 1,3 miliardi di persone e si candida tra gli Stati che possono offrire spunti e soluzioni per l’obiettivo “zero hunger”.

In uscita, profumo di ristorante cinese e involtini primavera a 2 euro.

anogola api13) Angola Cibo e Cultura, Educare per Innovare

La vera, grande scoperta di Expo 2015. La grandezza del padiglione annuncia un’esposizione di altissimo livello.

L’Angola è un paese giovane: la sua autonomia dal Portogallo (del quale conserva però la lingua nazionale) ha poco più di 40 anni, la guerra civile è storia recente, che ha compromesso lungamente i terreni coltivabili.

E giovane e con gli occhi scintillanti è il ragazzo che ci guida alla scoperta del suo Paese: elegante, entusiasta della sua terra, in un italiano perfetto ci raccoglie vicino a un alveare di legno e paglia, inizia raccontando del miele, sfiora un riferimento alle guerre recenti, passa al baobab, quindi ai piatti preparati col catato (un insetto commestibile e ricco di proteine che lui preferisce a un’aragosta, confessa), per arrivare all’anacardo (vi prenderà in giro ricordandovi che da noi arriva solo la parte finale, il seme, mentre il frutto è di gran lunga più buono). Quando finalmente le dogane sbloccheranno i carichi di prodotti angolani, il ristorante, già ottimo, vi offrirà tutto tra un mesetto circa.

Per ora accontentavi delle preparazioni da godere sulla terrazza oppure le proposte al bar del piano terra, dove almeno una lattina Blue di Guaranà e di maracuja vi restituiranno una piccola percentuale dell’esplosione di sapori di questo Stato tutto da scoprire.

“L’Angola ha mare e montagne: splendidi paesaggi e meravigliose potenzialità”. Soffre di nostalgia, la giovane guida, si sente.angola

Sfiora l’aneddoto dicendo di “una nonna morta a 106 anni con tutti i suoi denti in bocca, mentre io ho cominciato ad avere la carie quando sono arrivato in Italia” e proponendo la Coca Cola alternativa, come fanno a casa sua: “prendete i semi di cola, bicarbonato, zolletta di zucchero e si mescola. L’Africa ha tutto – conclude – , ma da noi i ragazzi non hanno i soldi per comprare la Coca Cola, perciò se la fanno da soli”.

Ecco: l’Africa ha tutto, e noi glielo portiamo via.

14) Argentina – L’Argentina ti nutreargentina

Potrebbe sembrare semplice: al primo piano si è accolti da un marchingegno meccanico che rappresenta omini di legno con in mano una valigia che scorrono su un percorso infinito, forse a simboleggiare le migrazioni – incessanti e incessabili – dell’uomo sulla Terra, intorno fotografie di migranti, quindi pannelli che riproducono l’immagine del mare. In realtà anche l’Argentina centra il tema dell’Expo 2015 allestendo con grande impegno quattro aree tematiche: l’Argentina nutre i suoi cittadini, nutre il mondo, nutre la conoscenza, nutre il dibattito.

Il padiglione offre anche musica e degustazioni al piano terra: è la terra del tango, dell’asado, dei vini.

Ristorante affollatissimo alla sera: ma, come per tutte le proposte, se è la vostra prima scelta sappiate che ogni coda vale l’attesa.

nepal15) Nepal – Sicurezza alimentare e sostenibilità per lo sviluppo

Il Nepal commuove per la bellezza della struttura purtroppo spoglia: l’esigenza, adesso, è altrove e noi, di fronte a un pannello che spiega la scelta del tema espositiva e tace – dignitosamente – sul perché dell’incompletezza, non possiamo che dare quantomeno un contributo economico e sperare che il padiglione possa presto spiccare tra gli altri per la sua meraviglia architettonica.

caffè16) Cluster caffè – Burundi, El Salvador, Etiopia, Guatemala, Kenya, Repubblica Dominicana, Ruanda, Timor Est, Uganda, Yemen

Imperdibili le foto di Salgado allestite da Illy: il lungimirante e impegnato guru del caffè ha fatto un bel lavoro, ma, per chi come me già conosce e apprezza il prodotto della mia regione, è più emozionante sedersi sugli sgabelli dell’Etiopia assieme a una donna che, in religioso silenzio ed elegante compostezza nei suoi abiti coloratissimi, vi versa in bicchierini di ceramica un caffè dal sapore diverso, esotico, sognante.

p.s. la mostra fotografica “Profumo di sogno” con gli scatti di Salgado si può visitare a Venezia fino al 27 settembre 2015 alla Fondazione Bevilacqua La Masa.

cacao17) Cluster cioccolato – Camerun, Costa d’Avorio, Cuba, Gabon, Ghana, Sao Tomé e Principe

Ammetto di aver ceduto: faceva caldo, erano le quattro di pomeriggio, desideravo una cosa fresca e mi son presa un cono gelato allo stand dell’italiana Pernigotti. Il cioccolato veniva da Sao Tomé e Principe e da Santo Domingo.

Un omaggio si deve dare alla pianta che ci regala il cibo degli dei: il cacao, nostro Signore del godimento.

Non saltate Cuba: è di casa qui e propone un’infinita serie di rum.

Per i golosi, il negozio è un trionfo di prelibatezze.

18) Afghanistan – Alimenti per la longevità, Afghanistan sorprendentemente reale

Il padiglione è inserito nel Cluster delle Spezie: lo zafferano è presentato come un gioiello; del resto, ha il colore dell’oro.

Ottimo il thè allo zafferano e il dolce alla crema di zafferano e pistacchi: finalmente soluzioni alternative al lombardissimo riso giallo!

19) Chile – El amor de Chile

Neruda gronda dal motto “perché in questo mondo tutte le cose parlano d’amore”.

Ho potuto fare solo un giro al negozio, perché era tardi: ma come si fa a resistere a certi succhi di frutta fatti da uva Shyraz, dallo Sauvignon, oppure al maqui (super frutta antiossidante), al mango? Ho riempito l’ultimo spazio che avevo nello zaino.

20) Bio-Mediterraneo

Sfiorato in chiusura, purtroppo: la sete porta verso l’enoteca siciliana, perché un passito fresco in una notte calda ti rimette in pace anche col tuo Paese dopo il giro del Mondo.

padiglione zero21) Padiglione Zero

Rispetto al mio ingresso, lo splendido Padiglione Zero era in fondo, ma poco importa: il messaggio vale sia come introduzione che come sintesi del percorso di Expo 2015.

Zero come “zero hunger”, “zero fame”: sfida e obiettivo delle Nazioni Unite, consentire a tutti un’adeguata alimentazione, energia e motore della vita, del progresso.

Allestito in maniera intelligente e curata: la biblioteca dei saperi è fantastica, incute rispetto e riverenza immediata. Abbiamo un patrimonio che solo se condiviso può essere conservato, alimentato e progressivamente migliorato.

Semi, piante, animali, evoluzione, città, sprechi e rifiuti. Il rapporto dell’uomo con l’alimentazione si snoda, in saloni mai didattici o scontati, fin dal principio: dalla nascita dell’agricoltura e della pastorizia, fino alle quotazioni borsistiche dei prezzi degli alimenti e al loro paradossale spreco.

L’immenso albero di 23 metri è un calco eccezionalmente realistico, che sfonda il tetto ed esce a prendere la luce.

Fa riflettere, questo padiglione, e se lascia qualcosa significa che Expo 2015 è andato oltre la sfida, cogliendo nel segno, come seme per i frutti delle menti future.

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