EXPO 2015 #1 – In difesa dell’EXPO

Schermata 2015-06-02 alle 17.07.09Colui che non si preoccupa di quello che mangia non saprà preoccuparsi di nient’altro.

(S. Johnson)

***

Tre considerazioni su quel che penso di chi critica e snobba l’Expo, soprattutto senza averla vista, prima di parlare della mia Expo.

Numero Uno.

“All’Expo non vado perché dietro questo evento c’è corruzione, interessi, malaffare, sfruttamento, iniquità”.

Se questa è la misura con cui decidete i luoghi da frequentare quando uscite di casa, allora molto probabilmente non dovreste andare al lavoro, perché il palazzo nel quale entrate ogni giorno potrebbe essere stato oggetto di qualche mazzetta; non dovreste portare i figli a scuola, né mandarli all’Università, perché lì dentro è probabile che ci sia un giro di interessi, di concorsi truccati, di privilegi.

Non solo, magari la vostra stessa casa porta segni di mala gestio del pubblico interesse.

Ma qui la colpa, infame e, laddove accertata, da punire senza esitazione, è del costume, non certo dell’evento.

Insomma, ci sono cose che l’uomo rovina (se italiano, gli viene anche meglio, è vero), ma la loro bellezza e importanza resta, in valore assoluto, immutabile, imprescindibile, non criticabile: tra queste vanno collocate il sapere, il lavoro, la cultura, l’alimentazione, i luoghi in cui gli umani si incontrano e si esprimono, in una sana competizione, che va dallo sport all’esibizione delle potenzialità tecniche e scientifiche, che tende al miglioramento delle sorti collettive.

Numero Due.

Diceva Samuel Johnson che “colui che non si preoccupa di quello che mangia non saprà preoccuparsi di nient’altro”. Abbiamo in casa una Expo che parla del bisogno più naturale di tutti: l’alimentazione, cioè la nostra fonte di energia.

L’alimentazione è imprescindibile, necessaria, ci accomuna a tutti gli altri umani: è per questo un bisogno da soddisfare, un diritto da tutelare, un dovere a cui prestare la massima attenzione, cura, studio, rispetto, curiosità.

Expo 2015 è dedicata a un tema che è straordinariamente vicino, accessibile, immediato. Non si deve essere ingegneri, artisti, architetti, né tantomeno chef. Si deve, però, essere obbligatoriamente curiosi. Chi non si preoccupa di avvicinarsi al più grande evento sull’alimentazione mondiale, non saprà preoccuparsi di null’altro: l’alimentazione è la nostra energia, è vita. Senza quella, non si parte.

Numero Tre.

Expo 2015 è esposizione, e fin qui basterebbe guardare ciò che ci mostrano, ma è anche esperienza che implica coinvolgimento dei sensi: si guarda, si ascolta, si annusa, si tocca, si assaggia.

Dall’esperienza si conosce, si arricchisce il sapere, si alimenta l’ingegno, si nutre l’intelligenza.

Il condimento essenziale della visita è la curiosità, e ce la dovete mettere voi: molto sarete aiutati dai creativi che hanno allestito i padiglioni, ma molto dovrete chiedere a voi stessi. Fatevi, e soprattutto fate, domande: incontrerete persone preparate, disponibili, desiderose di presentarvi la propria terra, esotica o a noi più vicina, comunque interessante e ricca delle più strabilianti e sconosciute (a noi) ricchezze.

Non restate sulla superficie e non cambiate padiglione come si cambia canale: il viaggio è, prima di tutto, impegno e crescita mentale.

Il risultato – garantito – sarà una stanchezza appagante, mista alla consapevolezza concreta e reale di abitare un pianeta incredibilmente ricco, da proteggere ad ogni costo.

Informazioni e consigli di base.

L’area è enorme – oserei dire grandiosa – e sgombero subito il campo da facili semplificazioni negative: non chiedetemi “che cosa salto?”.

Schermata 2015-06-02 alle 17.25.29Non c’è nulla di superfluo, nulla che può essere depennato con noncuranza: anche nei padiglioni più semplici, meno elaborati, meno ricchi, meno avveniristici, potrete intercettare un segnale, un elemento, uno spunto di riflessione. Anche di imbarazzo, se volete, per lo squilibrio che peserete con padiglioni ipertecnologici: questo sbilanciamento deve essere necessariamente riponderato e ricalibrato.

Mi sono stupita (per la mia ingenua ignoranza) a cercare di capire uno strumento che si è rivelato un aratro per buoi (attualmente in uso) nel Cluster delle Zone aride, come mi sono stupita sulle sedie della sala 3D del Kazakhstan (io che prima di Expo non ero mai stata in un cinema 3D).

Ogni Stato ha scelto di dare una propria interpretazione al tema: qualcuno ha proposto un unico argomento; altri richiedono la vostra attenzione su più aspetti; alcuni puntano sull’impatto emotivo; altri evocano viaggi in terre esotiche; altri ancora sono incompleti e noi facciamo il tifo perché possano concludere gli allestimenti prima possibile.

Schermata 2015-06-02 alle 17.25.00Più tempo avrete a disposizione, più completa e ricca sarà la vostra esperienza: perciò, pianificate due giorni. Altrimenti dovrete tornarci, garantito.

Il consiglio è quello del gitante tipico: scarpe comode, vestiti a strati, zainetto in spalla, che vi servirà per portare a casa tutte le cose per le quali sentirete l’esigenza di condivisione con qualcuno al vostro rientro, per diluire e drenare le emozioni della visita.

L’area si gira facilmente: il cardo e il decumano (adoro chi ha chiamato così le due principali vie!) sono ampi viali e il pubblico defluisce agevolmente.

Schermata 2015-06-02 alle 17.25.35E’ tutto pulitissimo: non c’è una cartina a terra, i raccoglitori dei rifiuti (inclusa la differenziata) sono frequenti e vengono svuotati così da evitare ammassamenti sgradevoli; ci sono tantissimi bagni, puliti e sempre forniti di tutto (sapone, carta, ecc.).

C’è il wi-fi e ci sono zone per ricaricare la batteria. Ci sono spazi per sedervi e riposare, anche all’ombra. C’è molta sicurezza in divisa per i padiglioni. Insomma: chi ha organizzato sa che ci starete parecchie ore e ha fatto in modo che vi troviate a vostro agio.

Non si mangia gratis, ma non sarete derubati.

Non spaventatevi dalle voci messe in giro sui prezzi: è vero che ci sono ristoranti nei quali ci si siede e si paga di più (o parecchio), com’è vero che ci sono offerte accessibili a tutti che offrono preparazioni accurate, raffinate, di ottimo livello. Ho pranzato, saziandomi con 25 euro, in Giappone e ho cenato con 13 euro in Korea del Sud. Nel mezzo, dolci e bevande dall’Afghanistan all’Angola, all’Etiopia, al Chile, alla Francia.

Potete cominciare la visita da qualsiasi entrata: ricordatevi che la Terra è rotonda, quindi non c’è un inizio né una fine.

Recuperate il passaporto dell’Expo e riempitelo dei timbri dei Paesi visitati. Vi servirà, all’uscita, per rifare il percorso con la vostra memoria emotiva.

***

Faccio ancora un appello, e non sarà l’ultimo, agli indifferenti.

Expo 2015 in Italia è uno di quegli eventi che non si può né si deve ignorare: non andando ad Expo 2015 non solo saprete molte meno cose che, col senno di poi, ritengo insopportabile non conoscere, ma sappiate anche che, rifiutando questa possibilità, amerete la Terra, questa magnificenza estrema, con meno emozione e trasporto di chi, invece, ci andrà.

E adesso vi accompagno nel mio viaggio, raccontando i padiglioni che ho, per ora, visitato: cliccate qui.

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