The Special Need al Trieste Film Festival 2014

ImageA Trieste si deve arrivare dall’alto, per sperare di vedere le luci sul mare.

Ma è arrivando dentro la nebbia che il Golfo è ancor più crocevia, avamposto di confine, ultimo baluardo asburgico, eleganza evanescente di intellettuale sapienza e ruvida carezza dalle mani di pescatore.

Mare e cielo sono un muro di mistero, che addensa le aspettative e le culla per noi dietro il sipario rosso dell’atrio della sala Tripcovich, che si alza sul Trieste Film Festival: palcoscenico specializzato in film dell’Est, di quell’immenso Est che ci alita sul collo la Bora che arriva dalla “porta di Postumia”, quell’apertura tra le Giulie dalla quale abbiamo aspettato l’arrivo del sole dell’avvenire a illuminarci, e che ora è spalancata per storie e ricordi di epigoni di rivoluzioni passate e presenti (da Lech Walesa alle Pussy riot).

In concorso c’è The special need, regia di Carlo Zoratti, con Alex Nazzi, Enea Gabino, Carlo Zoratti, prodotto da Erica Barbiani ed Henning Kamm. Siamo lì per quello.

Non racconto la trama e non assegno giudizi: ho dato il mio voto segreto all’uscita dalla sala. Del resto, che il film sia un gioiello lo dicono i riconoscimenti ricevuti ovunque: selezione ufficiale al Festival di Locarno, selezione ufficiale all’International Documentary Film Festival di Amsterdam, selezione ufficiale al CPH:DOX di Copenhagen, vittoria del Dok al Festival di Lipsia. A tutto questo ora si aggiunge il primo premio al Film Festival di Trieste: dev’essere proprio bello vincere in casa.

E non è solo per le persone, bellissime, con le quali condivido l’esser nata in questa terra mescolata e ruvida, che The Special Need mi ha emozionata. O per la loro bravura, per l’empatia che creano con naturalezza. O per l’interpretazione così spontanea e disarmante di Enea. Ma è anche per tutte le emozioni che ho provato: durante la proiezione, e nei giorni seguenti.

L’inizio è una bestemmia in mezzo alle rose, una bestemmia che segue la paura e che è tanto friulana quanto sincera: conferma e poi scioglie in un abbraccio un’amicizia assolata e giovane. Ai bordi di una piscina estiva (viene in mente quella di Goodbye Columbus di Roth), i corpi in costume si mostrano e si chiedono cos’è fare sesso, cos’è cercare una ragazza: in due, è condividere.

Poi c’è il disincanto di vivere in un Paese in cui si punisce chi va a far l’amore che si dissolve presto in una fuga per tre in Austria. “Andiamo all’Andiamo”, si dice da queste parti: i casini oltre confine hanno nomi italiani, quasi una pernacchia al popolino di baciapile che siamo.

Ci sono anche le esplosioni nelle cave di pietra: i nostri nonni ci hanno lavorato, da emigranti.

C’è l’ecolalia che confonde il pensiero che sia veramente personale: allora serve tempo, occorre tranquillità, e pensarci una notte. Perché per la prima volta servono calma e spontaneità.

C’è la tristezza di fronte al cinismo di chi ci racconta l’impossibilità di trovare un amore così bello come lo immaginiamo.

E poi ci son le dita che asciugano le lacrime dietro agli occhiali, li spostano ma non li tolgono, in silenzio: e solo chi porta gli occhiali sa come si piange da lì dietro. E solo chi viaggia impara cos’è toccare un corpo, una carezza: mi hai accarezzato tu, adesso tocca a me.

E allora il pudore accorato di un coro che canta “Ave o vergjine us saludi” provoca un brivido che colma gli occhi. “Che o lu cjali, che o lu tocji, che lu bussi chel ninin”: l’innocenza della verginità si apre a una notte che è amica e che ci mostra il viso bello della Luna.

La musica. La musica meriterebbe da sola una menzione speciale. E le tracce: la 5, la 10, la 11 … non lo facciamo tutti di saltare da una canzone all’altra nei cd che ascoltiamo in auto? O ripetere quella, sempre quella, che ci piace di più?

Cito (a memoria, e scusate se sbaglio) il passo più delicato e universale del film.

“Vedi Enea, se io dico che quella porta è molto bella, che è fatta bene e che è la porta più bella che ho visto, forse lo dico anche perché in quel momento mi manca qualcosa. Forse in quel momento ho proprio bisogno di una porta. Perché a casa mi manca. Tu mi dici che questa ragazza nella foto è molto bella. Ma perché ti piace così tanto? A te cosa manca, Enea?”

“L’amore. Mi manca l’amore”.

Fa ridere e commuovere, come solo le migliori pellicole son capaci: The Special Need ha tanta, tanta, tanta strada davanti.

Trailer qui –> The Special Need – Trailer

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