«Capricciosa croata notte lucida»

ImmagineDiceva Oscar Wilde che, quando la polizia arrivava d’improvviso in barca a fare le retate sulle rive imboscate del Tamigi dove si trovavano a far nudismo gli omosessuali londinesi, lui non si preoccupava di coprire la “natura”, ma si affrettava piuttosto a nascondere il viso, perché lì sotto siamo, ciascuno per il suo sesso, tutti uguali.

Dopo l’inverno nelle terme austriache, luci soffuse immersi in vasche vaporose, è il momento di uscire al sole.

E’ Justice Louis Brandeis, giudice della Corte Suprema americana, a dire che «la luce del sole è il miglior disinfettante». La sua espressione aveva sapore politico: sotto la più pura delle fonti di illuminazione le cose appaiono trasparenti, gli intrighi non sono ammessi, gli accordi sottobanco sono subito scoperti. Ma vale anche per la nostra vita: il sole cura.

E andiamo a prendercelo, questo sole, andiamo a lavarci via i mali dell’inverno, nell’Adriatico balcanico che inizia a Muggia di sabato: spiaggia di cemento e piastrelle e centinaia abbarbicati o anche distesi sui muretti che separano dalla strada che percorriamo lenti per arrivare in Croazia. Non è il triveneto ordinato di ombrelloni e sdraio di spiagge a pagamento, di cellulari e musica techno. Non ci andiamo più da diversi anni.

Da Trieste in giù le spiagge sono libere. Semplificate. L’Adriatico d’oriente ha la facilità delle cose selvagge: uno stuoino e un paio di scarpette da scoglio. E io, con le pinne nel bagagliaio, sono emozionata dallo spettacolo del mare che si apre lucido come un piatto d’argento mentre scendiamo dall’alto dalla dogana di Dragogna. Il confine sloveno non si percepisce più, quello tra Slovenia e Croazia è unificato: divise di colori diversi che, senza spararsi, affrontano assieme un esercito di vacanzieri.

Passiamo «una capricciosa croata notte lucida», arriva un temporale che minaccia di tenere in ostaggio il sole. Poi, con i sogni ancora impigliati tra le ciglia, vediamo la luce filtrare dalle imposte e il tetto del campanile di Rovinj che spicca più in alto per prendere per primo i raggi che tornano.

Ed è ora di addentrarsi finalmente tra le pinete che si arricciano sul mare, con lo scalpiccio delle ciabatte da spiaggia, quindi distendersi come lucertole sugli scogli cocenti o riparati su un letto di aghi profumati di pece e sale. Non ci sono suonerie di telefonini: nel ritmato sciabordio delle onde si ritrova il pudore di essere nudi con il sole come unico spettatore e le cicale che scaldano anche il più remoto angolo d’inverno rimasto dentro le ossa. Nessun vociare, solo risate, solo libri e qualche bisbiglio, nel diorama di lingue balcaniche, e qualche volta riconoscere le nostre lingue minori. Anche la Coca Cola porta i nomi di Dragan, Anka, Goran, Danica. Si beve con “simpatjia”, e la solita Claudia, Francesco, Marco e Anna son rimasti a casa.

L’acqua è verde e noi abbiamo la pelle piena di sale, «di quel sale che a pensarci ti vien voglia di baciare». Uscendo dal mare dopo una nuotata a cercar conchiglie e a sorridere ai granchi, ci sentiamo più ossigenati, più forti.

La Venere di Botticelli è sorta nuda dall’acqua ed è appoggiata a un’enorme capasanta: così anche noi riviviamo ogni anno la nostra rinascita dal brodo primordiale.

L’estate in Croazia è un nuovo Paradiso terrestre, dove però i peccati sono ammessi.

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2 commenti on “«Capricciosa croata notte lucida»”

  1. Non ho parole per descrivere le emozioni che mi danno i tuoi post…perchè scrivi le stesse cose che penso io…è bello quando trovi i tuoi pensieri messi in ordine da qualcun altro sulla carta…(seppur virtuale)…Complimenti! Aggiungo il tuo blog tra i miei preferiti


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