Ci sembrava giusto festeggiare i ritorni

Ci sembrava giusto festeggiare gli arrivi.

O i ritorni: degli amori dall’India, dell’estate per tutti.

Ci sembrava giusto, per una sera, fuggire dalla città, dai suoi locali aperti sui lastricati caldi bruciati dal sole.

Ci sembrava giusto fermarsi a raccogliere il dolce, pianificato da un mese, lavorato da mani di fata che preparano sorprese per ignari festeggiati.

Sembrava giusto raccogliere quell’opera d’arte con la delicatezza e il senso della missione e la concentrazione responsabile di chi trasporta un cuore per un trapianto: quasi una lotta contro il tempo, zucchero e cioccolato che diventano mattoncini di lego che sono il simbolo dell’operosità, dei cantieri aperti, della creazione che viene dalla fatica e dall’ingegno.

Ci sembrava giusto raggiungere le colline, prendere per una vallata sul confine, immergersi nel verde, attraversare un ponte e arrivare a una grande casa di pietra. E sentire il suono dell’acqua del torrente che leviga i sassi, promessa bisbigliata di limpide trasparenze e bagni refrigeranti.

Ci sembrava giusta la compagnia dei cani, lo scondizolio di benvenuto e la presenza educata, amichevole e mai invadente.

Ci sembrava giusto partire dal terrazzo: da un tavolino e una panca di vimini, bottiglie di bolle fresche, spiedini che sanno di vacanza e di mare, di Adriatico e Mediterraneo, le acque dove andremo, più avanti, a lavare via i mali dell’inverno, a scaldarci la pelle, a ridare sale alla nostra linfa.

Ci sembrava giusto aspettare così l’arrivo dell’unico ospite ignaro. Mentre noi preparavamo da un mese i menù, i vini, la scelta del dolce.

Ci sembrava giusto ridere, raccontare, sentire leggera la vacanza che arrivava di sabato, l’estate attesa e ora bella, fiorita nei gerani rossi, nelle rose profumate, nelle ortensie lilla, nel carnoso bianco delle calle.

Ci sembrava giusto un applauso, lo scambio di baci e sorrisi: apprezzare la sorpresa di chi ritrova tutti, in un sol momento, per un abbraccio collettivo che mancava dall’inverno.

Ci sembrava giusto, poi, continuare la marcia dei vini bianchi, delle bolle, il sincretismo dei sapori abbinati per unire regioni ed esperienze. Aggiungere un rosso per darci sangue. Ascoltare quello tra di noi esperto che proponeva senso agli abbinamenti, rendendone il gusto più vicino a un sentimento e al suo piacere.

Ci sembrava giusto proseguire nella notte, assaggiare, commentare, condividere.

Ci sembrava giusto, dopo il dolce che invoglia e completa, rinfrescarci con le fragole, le ciliegie e un’anguria impregnata di vodka. E un giro di whisky per chiudere il cerchio.

Ci sembrava giusto, nella notte, prometterci nuovi incontri e regalarci altre notti d’estate.

E mentre si salutava chi tornava in città, sembrava anche giusto spalancare le finestre alla notte e alla luna e dormire e sognare altre feste.Immagine

* ho messo insieme idee e spunti raccolti in una serata splendida. Ringrazio chi c’era e chi sa, per essere speciale e aver lanciato tutte le premesse per un’estate tanto attesa quanto ammaliante.

** I vini: Prosecco Millesimato Camp del Merlo di Barazza Giovanni 2012, Ribolla gialla di Norina Pez 2010, Franciacorta della Tenuta Ambrosini 2012, Dorigo brut metodo classico degorgement 2012, Collio Keber di Edi Keber 2011, Sauvignon Ronco delle Mele di Venica 2011, Gewürztraminer di Elena Walch 2012, Malvasia di Zidarich 2008, Montepulciano d’Abbruzzo Illuminati Riserva 2007, Ramandolo di Filppon 2011.

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