Il giudice della Risiera che batteva a macchina le lezioni

ImageIl dott. Maltese era stato chiamato a tenere un ciclo di lezioni integrative durante il corso di diritto processuale generale alle matricole del primo anno. Ci fu presentato come giudice del tribunale di Trieste in pensione. Nulla più. E negli anni in cui internet cominciava appena a comparire prendemmo l’informazione per buona senza cercare altro: andammo a lezione, superammo l’esame e archiviammo la pratica.

Ricordo che allora aveva già più di settanta anni, era un uomo piccolo, con i capelli bianchi su un volto magro, sopracciglia folte e occhi incavati nelle orbite.

Aveva uno stile asciutto e lucido. Le sue lezioni, nella primavera del Duemila, scorrevano lisce e ci davano la prima infarinatura di quello che poi sarebbe stato lo studio delle procedure all’ultimo anno. Arrivava ogni giorno da Trieste in treno, con un impermeabile color panna. Ma quello che mi rimase indelebilmente impresso furono le dispense, che preparava con cura e portava regolarmente a ogni lezione: le sue erano pagine battute a macchina, che davano la dimensione di uno studioso di maniere antiche, rigoroso, severo, metodico, preparato e completo.

A distanza di tredici anni ho ritrovato oggi il dott. Domenico Maltese. O meglio, il dott. Maltese è mancato a fine 2012, ma solo oggi ho potuto conoscere la portata della persona che ho avuto la fortuna di ascoltare da matricola all’Università.

L’occasione è stata la mostra “Testimoni Giudici Spettatori: il processo della Risiera di San Sabba, Trieste 1976”, che si può visitare in Risiera.

Curiosa di sapere, perché impreparata sulla vicenda processuale, sono andata alla mostra. E qui un po’ di responsabilità a maestri, professori delle scuole superiori e dell’Università andrebbe chiarita e attribuita: della Risiera si parla, alcuni vanno in gita, ma possibile che non ci abbiano mai raccontato di questo processo durante le lezioni di storia? Possibile che nella Facoltà di Giurisprudenza, nella terra in cui si trova la Risiera!, non sia circolata la sentenza? Al corso di diritto penale, magari per parlare della formula di Radbruch che viene comunque citata con riferimento a Norimberga, ma nemmeno nel corso di diritto internazionale, per parlare dei crimini umanitari e della perseguibilità e punibilità. E della tutela delle vittime. E neppure a filosofia del diritto. Con tutte le Cassazioni che si leggono, con tutte le sentenze maggiori e minori che un giurista deve sapere, conoscere, ricordare, citare, perché questa sentenza no?

Dunque, nel tumulto d’animo di fronte alla mia grave impreparazione e nel desiderio di sapere di più e colmare un vuoto inammissibile per un giurista italiano, è stata una bella sorpresa sapere che il dott. Domenico Maltese presiedette proprio la Corte d’assise che celebrò il processo sui crimini nazisti commessi in Risiera, unico campo di concentramento e sterminio italiano, esclusiva odiosa e per questo indelebile.

Un processo che in Italia parte (incredibilmente) tardi, e che parte soprattutto perché è la Germania a chiedere informazioni sui fatti commessi dai nazisti nella zona dell’Adriatico. Un processo che si tenta di trasferire a Padova presso il tribunale militare, ma che la Cassazione conferma spettare al giudice di Trieste. Cioè al suo giudice naturale precostituito per legge. Quello che, con Franco Cordero, mi piace definire come “giudice del locus commissi delicti”: più vicino ai fatti, più vicino alle fonti di prova.

E poi, ma quali fatti militari: siamo davanti a uno sterminio. Il processo accerta che un numero indefinito di persone furono assassinate in Risiera (duemila circa secondo la sentenza, quattromila per gli storici), a colpi di martello, o per impiccagione, prima che i corpi fossero bruciati nel forno; quel forno che i nazifascisti in fuga distrussero, ma la cui traccia rimane sulla parete.

Il dott. Domenico Maltese lesse la sentenza (si può sentire l’audio in Risiera) che concluse il processo condannando all’ergastolo il principale imputato Joseph Oberhauser, che però continuò a spinare birra a Monaco (avevo già detto le mie impressioni su Monaco e i birrifici  qui: https://kslivovice.wordpress.com/2013/01/07/al-mcdonalds-di-dachau/ ) fino al 1979 (anno della sua morte), perché gli accordi italo-tedeschi prevedevano l’estradizione per i soli fatti commessi dopo il 1948, mentre il lager di Trieste fu attivo dal 1943 al 1945.

C’è un video tratto dal film Shoah di Lanzmann che mostra lo spinatore Oberhauser: là, dietro al bancone, qualche scatto di nervosismo di fronte all’intervistatore si vede. Ma tace, l’assassino. Tace e continua immune a riempire boccali per le pance dei bavaresi.

L’altro imputato per le vittime della Risiera, l’avvocato nazista Dietrich Allers, era deceduto nel 1975.

Di una sentenza che potrebbe allora sembrare inutile, dice Simon Wiesenthal: “non è solo un’esigenza di giustizia, ma anche un problema educativo. Tutti devono sapere che delitti come questi non cadono sul fondo della memoria. Non vengono prescritti. Chiunque pensasse ad un nuovo fascismo deve sapere che, alla fine, sarà sempre la giustizia a vincere. Anche se i mulini della giustizia macinano lentamente”.

Una giustizia come quella esercitata dal dott. Domenico Maltese, la cui importanza nel diritto italiano mi è restituita oggi non solo per le sue lezioni, ma per la sentenza che pronunciò senza esitazioni.

Annunci

4 commenti on “Il giudice della Risiera che batteva a macchina le lezioni”

  1. emmeprimo ha detto:

    L’ha ribloggato su A tutto campo – un blog di @emmeprimoe ha commentato:
    Ancora un Reblog per Klára, che nel suo post di ieri ricorda la figura del Dott. Domenico Maltese

    • kslivovice ha detto:

      E ancora grazie, emmeprimo! Conservavo un bel ricordo delle lezioni del dott. Maltese, ma quando ho letto il suo nome sui pannelli della mostra sono rimasta per un attimo sospesa a metà: ora la sua figura mi è ancora più cara.

  2. L. ha detto:

    Storia atroce, crudele, esemplare. Il signor L. è smarrito. Ricorda il nonno carrozziere, i baffi grigi e folti, il volto rotondo e sorridente. Era stato un capo partigiano. Certamente è stato anche lui un assassino.

    • kslivovice ha detto:

      Signor L., c’è un “certamente” di troppo in quel che dice. Io la penso piuttosto così:

      A QUELLI NATI DOPO DI NOI

      […]

      Mi piacerebbe anche essere saggio.
      Nei vecchi libri scrivono cosa vuol dire saggio:
      tenersi fuori dai guai del mondo e passare
      il breve periodo senza paura.

      Anche fare a meno della violenza
      ripagare il male con il bene
      non esaudire i propri desideri, ma dimenticare
      questo è ritenuto saggio.
      Tutto questo non mi riesce:
      veramente, vivo in tempi bui!

      Voi, che emergerete dalla marea
      nella quale noi siamo annegati
      ricordate
      quando parlate delle nostre debolezze
      anche i tempi bui
      ai quali voi siete scampati.

      Camminavamo, cambiando più spesso i paesi delle scarpe,
      attraverso le guerre delle classi, disperati
      quando c’era solo ingiustizia e nessuna rivolta.

      Eppure sappiamo:
      anche l’odio verso la bassezza
      distorce i tratti del viso.
      Anche l’ira per le ingiustizie
      rende la voce rauca. Ah, noi
      che volevamo preparare il terreno per la gentilezza
      noi non potevamo essere gentili.

      Ma voi, quando sarà venuto il momento
      in cui l’uomo è amico dell’uomo
      ricordate noi
      Con indulgenza.

      – Bertolt Brecht –


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...