Generazione “set tavolino e sedie richiudibili in valigetta”

Ve li ricordate i tavolini da picnic che si usavano per la gita fuori porta? Quelli fatti come una valigetta di metallo color giallino, bordo rosso, maniglia in plastica? Quelli che, una volta aperti, stavano sempre in bilico, che non avevano quattro piedi ma due tubi sottili paralleli? Che la bottiglia non potevi appoggiarla a metà del tavolo perché c’era la giuntura tra le due parti che si rialzava e ti faceva cadere tutto? E poi sopra c’era come minimo un bel contenitore della Tupperware con dentro un quintale di riso freddo, che poi non hai più mangiato riso freddo così buono?

E dentro quella valigetta c’era la sorpresa di sei seggiole di ferro con schienale e seduta in materiale plastificato? A strisce tra il rosso e il beige? Quelle che stavano piegate come un origami?

E che, quando provavi ad aprirle per sedertici sopra, finiva che le mettevi sempre all’incontrario e non capivi come aggiustarle?

Cioè, erano sempre e comunque con lo schienale a testa in giù?

E quando papà, mamma o zio (erano sei le sedie perché c’erano sempre anche i cugini) ti aiutavano e finalmente ti sedevi con il tuo Topolino era sempre tutto traballante e non è escluso che ti sia capitato di fare dei goffi capitomboli? E di norma tutto questo succedeva sopra gli aghi di pino?

Sì, perché all’epoca in cui la valigetta era in voga, la si metteva al mattino nel bagagliaio e si partiva per il mare: all’ora di pranzo si raccoglieva tutto e dalla spiaggia si andava a stendere una bella coperta sugli aghi della pineta e loro, i grandi, aprivano il tavolo e preparavano il pranzo prendendolo dalla borsa-frigo: quella che aveva dentro il ghiaccio sintetico che potevi rigenerare mettendolo nel freezer di casa.

Eh, io me ne sono ricordata l’altra sera, seduta, a una cena all’aperto, su comode sedie di legno con cuscini abbinati, con tutto quel ben di dio e il riso freddo (che non era nemmeno lontanamente paragonabile al riso freddo degli anni della ruggente valigetta con sedie, ché quello aveva la maionese e questo no, che ora siamo tutti salutisti) sopra un tavolo fisso e un bell’ombrellone ampio a proteggerci dal sole, prima del tramonto.

Così, l’argomento della serata è diventato: “siamo la generazione del set tavolino e sedie richiudibili in valigetta”.

E mi è sovvenuto anche di quando mio padre, per farci alzare presto, ci diceva che se fossimo arrivati in spiaggia “prima” (non si sapeva prima di cosa o di chi), allora avremmo potuto camminare sull’acqua, come faceva Gesù (ci tengo a precisare che mio padre è ateo). E ogni santa gita al mare andava così: presto presto, io e mia sorella, arrivate sotto l’ombrellone ed eliminato il superfluo abitino corredato, scarpine, cappellino, correvamo verso la battigia, che dovevamo fare l’esperimento di camminare sull’acqua.

E ci mettevamo lì, allungando le gambe e mettendo il piedino ben steso sulla superficie del mare, per provare a camminare, quasi a salire sopra l’acqua. Ma niente. Andava sotto. Allora guardavamo papà, che intanto arrivava (ridendo) e diceva: “anche questa volta siamo tardi. Bisogna arrivare prima, prima…”.

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